L’Italia dei Valori protesta contro il Trattato approvato alla Camera
A pagare saranno ancora una volta gli italiani. Rispunta l’ombra dei “furbetti del quartierino”.
Sembra proprio che gli italiani non riescano a liberarsi dalla sindrome dello stivale di cuoio. Questa volta è quello che del colonnello Gheddafi. Sulla nostra coscienza la responsabilità dell’occupazione italiana che negli anni Trenta portò alla deportazione e alla morte nei campi di concentramento di migliaia di libici, tra uomini, donne e bambini. Tutti d’accordo i nostri parlamentari a sanare una situazione così gravosa; l’Italia doveva delle scuse a quel Paese offeso tra il 1913 e il 1943. Ma senza dimenticare che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Negli anni Settanta, infatti, sono state 20.0000 le famiglie di coloni italiani cacciate dalla Libia, un paese in cui spesso i diritti umani sono stati e sono a tutt’oggi calpestati. In Aula i deputati dell’IDV si sono battuti perché il contenzioso storico e politico, aperto da decenni, tra il nostro Paese e la Libia si chiudesse con un accordo bilaterale, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionale. Ma il Governo Berlusconi approva un Trattato che impone solo doveri agli italiani, senza contropartite. Se non forse per le grandi imprese impegnate commercialmente nel territorio libico. Restano, invece, inascoltate le legittime rivendicazioni delle migliaia di famiglie ed aziende italiane che sono state esiliate, rimpatriate ed espropriate di tutto, senza alcun risarcimento, fosse anche per il lavoro svolto in quel paese.
Italia dei Valori ha votato contro l’aspetto unilaterale degli impegni. L’Italia, infatti, pagherà circa 200 milioni di euro all’anno per 20 anni al regime libico, per un totale di 5 miliardi di dollari, in un momento di crisi economica recessiva ed a dispetto degli innumerevoli tagli alla cooperazione internazionale, soprattutto nei confronti dei paesi in via di sviluppo. La copertura finanziaria dovrebbe essere garantita da un’addizionale all’imposta sul reddito delle società già operanti in Libia, imprese petrolifere in testa. Ma nulla garantirà ai consumatori che questo non si trasformi in onerosi incrementi della bolletta energetica. Ancora una volta saranno favoriti quei grandi soggetti economici, come l’Eni, i cui interessi sono prioritari, come nel caso Alitalia, nell’agenda politica del Cavaliere.
A provocare le vive proteste di Italia dei Valori anche l’articolo 4, per il quale l’Italia si impegna a cooperare nella lotta all’immigrazione clandestina con un paese che non ha ratificato la Convenzione ONU per i diritti dei Rifugiati, che non riconosce il diritto d’asilo ai migranti, dove la tortura nei centri di detenzione è pratica diffusissima e dove il rispetto dei diritti umani viene calpestato quotidianamente. Di fatto una legittimazione internazionale ad un regime che si pone agli antipodi dei principi democratici della nostra costituzione e del partito di Di Pietro in particolare.
On.Gabriele Cimadoro (IDV)
On. Sergio Piffari (IDV)
venerdì 23 gennaio 2009
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