Gentile Direttore,
leggo il comunicato stampa dei giovani del PDL di Treviso e rimango basito tanto dal contenuto quanto dal tono dello stesso. Certo evidentemente mi sfugge qualche passaggio logico, oltre che giuridico, della proposta politica di Nicola Di Maio e Fabio Maggio circa l’abolizione per legge di partiti politici come Italia Dei Valori.
Per fortuna credo fortemente di essere cittadino di un paese civile e democratico pertanto, a parte una presa d’atto sulla pochezza di determinate teorie fantapolitiche, non nutro grossi timori o preoccupazioni in merito.
Confido altresì sulla capacità della società italiana di distinguere tra il significato reale del fare opposizione e del dissentire, civile e democratico, e le strumentalizzazioni faziose da parte di coloro che in quanto a esposizione mediatica non sono secondi a nessuno.
Il gesto isolato, folle e deprecabile, accaduto a Milano, non può e non deve offrire a nessuna forza politica la possibilità di predicare dal pulpito attaccando chi non condivida opinioni o programmi. La posizione di Italia dei Valori è limpida e coerente come al solito e non si presta a ipocrisie di facciata. Non si tratta di giudicare un gesto violento, che come tale è inaccettabile, ma si tratta di riflettere sui rischi di una deriva violenta indotta dall’esasperazione e dalle continue disattese di bisogni e istanze sociali.
Da troppo tempo la politica italiana è scaduta sia nella sostanza che nei contenuti e il dibattito politico nazionale tende a occuparsi sempre più spesso di vicende private rispetto ai reali problemi della gente che paga sulla propria pelle l’incapacità politica diffusa.
E mentre si accusa IDV di essere il mandante morale dell’aggressione passa sotto silenzio l’ennesima (27esima) fiducia che il Leviatano impone al Parlamento proprio su una questione cruciale come la finanziaria.
Concludo, ricordando agli amici del PDL di Treviso che ben due articoli (18 e 21) della Costituzione Repubblicana riconoscono il diritto dei cittadini di associarsi liberamente per fini non vietati ai singoli dalla legge penale e di esprimere le proprie idee ed opinioni.
Ricordo altresì che, per ovvi motivi, l’unico reato politicamente rilevante che il nostro ordinamento riconosce è “l’apologia di fascismo”.
Sarebbe oltremodo complicato entrare nel merito di una disquisizione filosofica e politica su libertà, democrazia e rappresentatività ma credo che, in questo poco spazio di replica e che mi auguro vogliate concedermi, sia più proficuo per lettori e collettività esortare chiunque sia personalmente impegnato in politica, qualsiasi sia lo schieramento, ad una maggiore responsabilità nei confronti del paese e dei cittadini perché dalla politica ci si aspetterebbe proposte di ben altro spessore.
L’aggressione di Milano al premier ha sinceramente scosso tutti coloro credono nella libertà, nella democrazia e nella pacifica espressione della libertà, specie di dissentire, ma non è certo con le purghe che si contribuisce a smorzare i toni.
Roberto Mancuso
Dipartimento Politiche Giovanili IDV Lombardia