mercoledì 16 febbraio 2011

Manifestazione delle donne: Cimadoro (IDV), in strada tante famiglie in nome del comune senso del pudore

“Domenica scorsa a Milano e a Bergamo abbiamo assistito a una delle più belle manifestazioni spontanee degli ultimi anni. A dispetto degli incongrui commenti del ministro Gelmini, che l’ha etichetto come un fenomeno nato nei salotti e nelle televisioni, era impossibile distinguere la matrice politica, ideologica o sociale dei partecipanti. Ho visto parteciparvi amministratori delegati d’importanti realtà imprenditoriali accanto a signore dignitosissime già nonne. Per la prima volta dopo anni, quello che si è mosso, per rivendicare una giusta visione delle donne, è stato un popolo misto, di uomini, donne e bambini, normali ed equilibrati, senza l’egida delle bandiere e delle divisioni di steccato. A muoverli solo il senso di responsabilità che ognuno di noi dovrebbe avere di fronte a una lesione così profonda della dignità umana. Responsabilità che era giusto assumersi di fronte soprattutto alle nuove generazioni, che non devono crescere con l’idea che tutto è in vendita. E’ stato importante dimostrare ai nostri giovani che è ancora vivo il comune senso del pudore e la consapevolezza che le conquiste della vita debbano essere esclusivamente frutto del proprio impegno, nello studio e nel lavoro”.

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Fiat: Cimadoro (IDV), Marchionne piu’ americano che italo.

“Se il piano industriale della Fiat gode di così ottima salute non si comprende il perché di una rivoluzione nelle relazioni industriali a danno dei lavoratori e il triste destino dello stabilimento di Termini Imerese”. Ha commentato così l’onorevole Gabriele Cimadoro (Idv) l’audizione di Marchionne che si è svolta oggi alla Camera, presso le commissioni riunite di Attività produttive, commercio, turismo e trasporti, poste e telecomunicazioni.

“L’amministratore delegato del gruppo torinese ha parlato di grandi investimenti e progetti di espansione dell’azienda automobilistica italiana in campo mondiale ma allora com’è possibile che un operaio italiano prenda solo milleduecento euro netti al mese lavorando 40 ore settimanali contro i tremila del collega tedesco che ne lavora 35? Quasi a dire che la necessità di migliorare la competitività delle aziende passi esclusivamente attraverso la penalizzazione dei lavoratori”.

“Alla domanda più importante – conclude Cimadoro - Marchionne non ha voluto rispondere e rimane ignota la sede legale della joint venture Fiat-Chrysler. Ci sembra in netta contraddizione con la dichiarazione di non voler rinnegare le proprie radici”.




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